Of Tevez and Pato
Torno a scrivere su questo blog dopo tempo immemore, lo so, però le occasioni scarseggiano nell’anno di laurea (e di lavoro a Rivista Ufficiale NBA) e l’ispirazione è altalenante. Troppo spesso mi dico “ah, questo è una buona idea da poter sviluppare in un pezzo per canigggia.it”, ma immancabilmente la mattina dopo mi passa la voglia di mettere per iscritto tutto quello a cui avevo pensato. Questa volta è andata di culo (a me o a voi, ancora non so), perciò eccomi davanti alla tastiera.
Oggi parliamo di Milan, della situazione legata a Tevez, che poi implica anche Pato, che poi a cascata include in ordine sparso Allegri, Balotelli, Berlusconi (Barbara, da qui in poi assimilata alla “Baby” di mocciana memoria), Berlusconi S., Galliani, Ibra ecc…
Partiamo dal principio, ovvero dalla situazione legata al Machado, o Apache che soprannominar si voglia. In questo momento, Tevez incontra tutte le caratteristiche che piacciono a Galliani dall’acquisto di Ibrahimovic in poi: è un bad boy (per non dire uno stronzo, che non è politically correct ma è la realtà dei fatti); ha litigato con la sua squadra, che lo ha messo fuori rosa (do you remember Antonio Cassano?); ha talento da primissimo della classe (uno dei primi 20 giocatori overall al mondo?); verrebbe via a un prezzo decisamente inferiore al suo valore reale; si integrerebbe molto bene nel nostro sistema di gioco (partendo dal presupposto che con Ibra si accoppiano bene tutti, tranne uno di cui parliamo dopo); corre, e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di gente che corra, con i morti a centrocampo che ci ritroviamo; renderebbe il Milan ancora più forte di quello che è in Italia (l’Europa, fino a quando c’è quello dal naso lungo, lasciamola là).
Tutto perfetto, ci muoviamo a inizio dicembre con l’agente del giocatore (Kia Joorabchian, noto agente mafioseggiante del mondo del calcio e quindi automaticamente amico di Galliani), ma solo a una condizione, imposta dall’alto dalla famiglia del Prez: i rubinetti per il mercato, o per qualsiasi altra cosa, sono chiusi. E no, non sia aprono neanche per prendere Tevez.
Bisogna andare a fare i morti di fame anche stavolta, dopo aver fatto due anni a prendere gente con prestiti-con-diritto-di-riscatto (Boateng, Amelia), prestiti-con-obbligo-di-riscatto-pagabile-in-tre-barra-quattro-anni-basta-che-ce-lo-levate-dalle-palle (Ibra), prestiti-con-obbligo-di-riscatto-legato-alle-presenze (Aquilani), comproprietà (il faraone), collette (i cinque milioni di Cassano, divisi tra Samp, Milan e giocatore, ne sono la pagina più buia), giocatori svincolati (Mexes, Taiwo, Yepes), giocatori fatti svincolare da Mino Raiola (Van Bommel), vere e proprie estorsioni (Nocerino, Emanuelson), cose finite male (Legrottaglie, Onyewu, l’indimenticabile e purtroppo dimenticato Didac Vilà, prossimamente Mesbah).
Da quando abbiamo venduto Kakà per “risanare le casse”, solamente due giocatori non sono stati acquistati seguendo le “formule fantasiose” di Galliani, che poi si possono ragionevolmente tradurre con “porcate”.
Uno è Huntelaar, rivenduto l’anno dopo alla stessa cifra. Perché certe cose con l’“amico Florentino” non si riescono a fare.
L’altro è Robinho. Diciotto milioni secchi, usciti dal nulla in meno di un giorno a chiusura del mercato per evitare che andasse al Barcellona, quando per tutta l’estate andavamo in giro a comportarci come i morti di fame (Boateng l’ha comprato Preziosi per noi, ricordiamolo).
E guarda un po’ chi è la squadra che ha ci venduto Robinho? Il Manchester City, proprio quelli che ci dovrebbero (s)vendere Tevez. Che poi sono gli stessi a cui avevamo venduto Kakà per 100 milioni tondi a gennaio 2009, salvo poi accorgerci che c’erano le elezioni e che il popolo rossonero era a fare i sit-in sotto casa di Riccardino per tutta la notte. Rapido dietrofront, magliette sventolate dalla finestra e popolo in festa, poi Kakà venduto al Real Madrid nel giro di tre giorni a giugno e tante care cose al Man City.
Ora, con gli stessi che abbiamo trattato in quella maniera lì, vorremmo fare la porcata di comprare Tevez senza soldi. Perché è questo che stiamo facendo, e continuando a fare: comprare gente senza avere i soldi per farlo. Da che mondo è mondo, uno se vuole un giocatore “fortissimamente” come il Milan continua a dire per Carlitos, sgancia il denaro e se lo porta a casa. È anche una questione di stile: non vai a elemosinare gente in giro per l’Europa o il Sudamerica (vi ricordate le “casse di banane” offerte per Hernanes?) comportandoti da morto di fame, se vuoi un giocatore e sei il Milan vai e lo prendi, come fatto ai suoi tempi per Kakà, per Shevchenko, per Rui Costa eccetera, eccetera…
Invece no, proviamo sempre a strappare il prezzo “a certe condizioni”, accordandoci prima con il giocatore e facendo leva sulla sua volontà (“io con voi non ci giocherò mai più”) per far paura alle altre squadre, o più probabilmente per farle impietosire (“prendetelo e non rompete i coglioni”). Solo che stavolta hanno sbagliato partner, perché il City ha tre cose che le altre squadre non hanno:
- soldi a palate, che li mettono in posizione di vantaggio rispetto alla controparte al tavolo delle trattative (“sai che me ne frega dei 10 milioni che devo a Tevez, tanto chiudo un bilancio annuale a 200 milioni di rosso…”)
- la storia pregressa che abbiamo con loro per le questioni Kakà e Robinho (nella quale abbiamo gli abbiamo dimostrato che, se messi alle strette, i soldi da tirare fuori li troviamo)
- Roberto Mancini, che se può fare uno sgarbo al Milan non se lo fa dire due volte, da giocatore e da allenatore.
In più bisogna aggiungere che sono incazzati neri con il loro ex capitano e primo grande colpo della nuova gestione petrolifera, che li ha traditi comportandosi da stronzo dopo che lo hanno coccolato e aspettato in tutte le maniere possibili.
Ovvio che di fronte a una proposta come quella mandata dal Milan (prestito-gratuito-con-riscatto-legato-alla-vendita-di-un-attaccante-entro-il-30-agosto) la risposta sia una sonora pernacchia. Come è giusto che sia. Perché è giusto che dalla vendita di un giocatore come Tevez il City voglia soldi sonanti, tanti (ma non tantissimi rispetto al valore reale) e subito o quasi, anche perché le regole del fair play finanziario (semmai vedranno la luce) impongono anche a loro di vendere prima di acquistare. Se loro potessero, venderebbero ai 35 milioni del PSG, ma Tevez non risponde nemmeno al telefono quando chiamano con prefisso francese (finora). La seconda opzione è l’Inter, che almeno mette sul piatto i soldi (25+bonus) e sono pur sempre la ex squadra di Mancini, per quanto non si siano lasciati in ottimi rapporti.
Una parentesi sull’inserimento dell’Inter: ovviamente il vero Tevez cambierebbe il volto della loro squadra da solo e quindi giustamente ci si sono buttati, però vedo la loro manovra anche come una cosa del tipo “se al Milan prendono anche questo non vinciamo più”, con una puntatina di “avete rotto il cazzo con le vostre porcate di comprare giocatori senza tirar fuori i soldi”. Però non aggiungo altro, che domenica c’è il derby e qualsiasi parola io dica sull’Inter può essere usata contro di me in sede di sfottò. D’altronde si sa che “Karma is a bitch”.
A questo punto, per il Milan, ci sono due opzioni: o lasciar perdere Tevez e andare avanti così (con la prospettiva però di vederlo in maglia nerazzurra a fine mese) oppure sacrificare uno dei big dell’attacco adesso e non a giugno. E qui entra in gioco Pato.
Ora, che la situazione di Pato sia ingarbugliata di per sé credo sia sotto gli occhi di tutti, e se fosse in una qualsiasi altra squadra sarebbe già scoppiato un putiferio. Osserviamo un attimo come siamo messi: Pato ha segnato un solo gol in campionato (a porta vuota con il Chievo) e due in Champions (bruciando il prato del Camp Nou a settembre e contro l’irresistibile Viktoria Plzen, entrambe pareggi). Tre gol in 12 presenze, ben al di sotto della sua media di un gol ogni due partite o quasi.
Ma a parte quello, in campo sembra aver fatto almeno due passi indietro rispetto al giocatore visto l’anno scorso, e quattro rispetto all’anno con Leonardo. Non gioca con la squadra, non dribbla più l’uomo, non scatta più per paura di strapparsi (riuscendoci comunque, peraltro), non sa come giocare al fianco di Ibra (se solo si guardassero in faccia…) e sotto porta non è più la macchina che era prima: sembra la descrizione di Larrivey, invece è Pato.
Ma sopratutto Allegri non lo vede. Non è uno dei suoi uomini. Non lo è mai stato, da quando è arrivato al Milan. Lo fa giocare, perché è troppo talentuoso per non farlo. La fiducia di facciata c’è sempre, ma solo su specifica domanda: non c’è mai stata una dichiarazione spontanea di supporto per Pato. Se la scelta per la spalla di San Ibra in una partita importante è tra Cassano, Robinho e lui… vincono sempre gli altri due, nell’ordine. Arrivasse Tevez, andrebbe davanti a tutti. Non è un caso che Pato sia uscito a mezzo stampa per lamentarsi del suo allenatore prima di Natale (“non mi dice che cosa devo fare”), cosa assolutamente insolita per il Milan che non fa trapelare nulla dalle mani di Zio Fester.
In una squadra normale questa situazione, per uno del suo talento, sarebbe inaccettabile e avrebbe già chiesto di andare via. Ma c’è la situazione-Baby a complicare il tutto: come fai a mandare via uno che si tromba la dirigente (non si è ancora capito in che modo) della squadra E contemporaneamente è figlia del presidente senza farci una figuraccia? Non è un caso, poi, che Pato sia diventato il giocatore preferito del famoso suocero, che non perde occasione per incensarlo e dire che “deve giocare”, facendo capire chiaramente da che parte si schiera nella querelle Pato-Allegri. O credete che l’attesa per il rinnovo del contratto sia veramente solo per i soldi in ballo?
Ma a risolvere questo nodo di Gordio rossonero arriva fortunatamente il PSG, che potrebbe togliere le castagne dal fuoco a tutti.
A Pato, innanzitutto, che lascerebbe una squadra che non crede più in lui, un allenatore che non lo vede e una tifoseria che inizia a mugugnare ogni volta che sbaglia tre passaggi e che è un po’ stanca della sua incostanza. Inoltre andrebbe in una squadra con grandi ambizioni e piena di soldi, con Leonardo come dirigente di punta a proteggerlo, con il suo mentore Ancelotti in panchina a farne l’arma totale dell’attacco e titolare indiscutibile, diventando probabilmente già ora il giocatore più importante (e pagato?) del campionato francese con alle spalle Javier Pastore e Jeremy Menez, che schifo a passare il pallone proprio non fanno… il tutto vivendo in una città come Parigi. Voi, in tutta onestà, non lo fareste?
Poi verrebbe incontro anche al Milan, che con i suoi soldi (40 milioni?) avrebbe finalmente il denaro per prendere Tevez, si libererebbe di un grosso problema di relazioni interne al club, e per il futuro preparerebbe il campo all’annunciatissimo acquisto del promesso sposo Mario Balotelli, che sarebbe la ciliegina sulla torta della nostra collezione di stronzi in attacco.
Infine alla famiglia Berlusconi, con Baby che avrebbe la scusa buona per far finire questa relazione destinata ad andare male fin dall’inizio e a Silvio che potrebbe scaricare la colpa sul giocatore “che ha voluto andare via, dopo che io l’ho trattato come un figlio”, per non perderci troppi voti alle prossime elezioni.
É un piano perfetto, quasi troppo per funzionare. Resta solo una domanda da porsi: lo scambio Pato-Tevez è un affare per il Milan? Parto da un presupposto: a me Pato piace. Da matti. Abbiamo la stessa età, e da quando è arrivato al Milan ho avuto per lui un occhio di riguardo, eleggendolo a mio giocatore preferito della squadra degli ultimi cinque anni. Con la mia passione per i giovani, Pato ha rappresentato per me l’ideale giocatore che vorrei nella mia squadra: forte, talentuoso, futuribile e con uno stile di gioco divertente da vedere. Per dire, in due fantacalcio che faccio l’ho preso in entrambi. Credo che Pato possa diventare un giocatore tra i primi cinque al mondo nel corso della sua carriera e che, al massimo potenziale, possa arrivare a fare quello che Kakà ha fatto con noi nel 2007, ovvero vincere una Champions quasi da solo (facendo finta che il Barca non esista). Anche quando tutti gli danno addosso, sono sempre stato restìo a criticarlo e mi dico sempre che prima o poi diventerà quello che ho sempre pensato potesse diventare.
Ma guardiamo in faccia la realtà: Pato non ha dimostrato di poter essere la “faccia” del Milan in questi anni. Non può essere lui il nostro franchise player, non adesso. L’arrivo di Ibra nell’estate scorsa ne ha offuscato l’ascesa e il Milan, per la situazione economica che ha, avrà sempre bisogno di un fuoriclasse per generare introiti, pubblicità, titoli, attirare nuovi giocatori e soprattutto vincere. Non è un caso che Tevez dichiari “voglio andare al Milan per giocare con Ibrahimovic”, perché venire da noi in questo momento vuol dire innanzitutto giocare ogni anno per lo scudetto e poi avere la possibilità di segnare un sacco di gol sugli assist di Z. Pensate che avrebbe detto la stessa cosa, se la faccia del Milan fosse Pato? Io sinceramente no, e questo pesa tanto, almeno per come la vedo io.
Perciò, detto questo, prendere Tevez, avanzare un po’ di soldi in cambio di Pato e contemporaneamente creare spazio per prendere Balotelli tra due/tre anni è un cambio che io, con il cuore che sanguina, farei se fossi nel Milan. Sarei personalmente felice per la destinazione di Pato, che comunque non finisce in un super-top club come Barcellona e Real direttamente concorrente per la Champions (sempre che noi siamo dei concorrenti della Champions), ma avrebbe comunque la sua possibilità per togliersi delle soddisfazioni in Francia.
Dopo quattro stagioni insieme, forse è giusto che arrivi il momento per dirsi addio. Se andrà via, spero che faccia benissimo al PSG e che insieme a Pastore (un altro dei miei pupillissimi) riporti la squadra ad alti livelli. Ne sarei contento, davvero.
E che il sacrificio del mio giocatore preferito porti a qualcosa di più di un misero scudetto, visto che sull’altare di Zlatan Ibrahimovic abbiamo sacrificato per sempre la possibilità di essere una cosa: una squadra rispettabile.






























































