Cronache del Diavolo: Standing ovation… per uno ed uno solo
Doveva essere terzo posto, doveva essere la serata di Leonardo, doveva essere l’ultima puntata dell’horror messo in scena dalla Juventus quest’anno. È stato tutto questo.
Mai come questa sera Milan-Juventus è stata una partita inutile, forse anche meno del trofeo Berlusconi di metà agosto, che almeno una volta determinava chi vinceva lo scudetto. Ma se il risultato (3-0) interessa fino ad un certo punto, ciò per cui si sono riunite 66000 anime pie questa sera era salutare un uomo che quest’anno ha compiuto un lavoro eccezionale.
Non ricomincerò a dilungarmi su come siamo partiti e a cosa siamo arrivati, l’ho già descritto dopo Manchester – Milan ed il discorso è ancora valido dalla prima all’ultima parola, oggi è importante rendere grazie ad un uomo dallo stile infinito che si porta via, ahimè, l’ultimo baluardo del Milan per come lo vorrei io.
Leonardo è il ‘mio’ allenatore per tutta una serie di motivi: prima di tutto lo stile, la classe, la ricerca della non-polemica, il non voler parlare di arbitri ma solo di (bel) calcio e l’umiltà incondizionata, il tutto condito da una storia ed una cultura personale da far impallidire chiunque. Galliani ha detto che lui è stato l’unico giocatore della sua gestione di Milan a restituire dei soldi alla società, e lui stesso ha dichiarato di aver passato dei momenti di depressione a causa dei soldi che ha guadagnato con il calcio. Uno così non può non suscitare empatia fin dalla prima volta che lo vedi e lo senti parlare (le sue “tante piccole cose” rimarranno nella mia memoria per sempre), e se a questo devo aggiungere che è stato lui ad accompagnare la mia prima stagione da abbonato a San Siro – la prima di una lunga serie, lo so già – lo fa schizzare direttamente al primo posto dei ‘miei’ allenatori.
Nick Hornby (sempre sia lodato) scriveva in ‘Febbre a 90” che ogni allenatore dell’Arsenal era stato per lui come un membro della famiglia: ecco, per me Leo è calcisticamente un patrigno, molto giovane e quindi molto vicino a me, che mi ha accompagnato nella prima stagione del calcio seguito dal vivo. Ancelotti era più uno zio, amatissimo ma visto sempre un po’ da lontano, vincente in maniera eccezionale ma troppo cocciuto nelle sue idee (Seedorf e l’albero di Natale su tutti). Cesare Maldini è stato un nonno, Capello uno in una fotografia che non ricordo nemmeno, Zaccheroni un fidanzato di mia madre per una stagione indimenticabile, mentre Terim e Tabarez… due pagine nere.
Ora che l’avventura in panchina si è conclusa, resta solo l’applauso finale di un San Siro che è rimasto fino all’ultimo per acclamarlo, mentre lui non voleva nemmeno andare in mezzo al campo a salutare i suoi giocatori: umile fino in fondo, avrebbe potuto fare una corsa sotto la curva come qualcun altro per prendere meritate standing ovation, ma ha preferito farle prendere a due giocatori che l’anno prossimo non saranno più qui, Favalli e Dida (ma si spera NON Ronaldinho). Ora il suo futuro lo sa solo lui, si parla di Brasile e ruoli dirigenziali, ciò che rimane è un grandissimo grazie da parte di tutti milanisti ed una convinzione: tra Leonardo ed ‘il Presidente’, sceglieremmo sicuramente il primo.
Checché ne dica il fedelissimo Galliani, la protesta della curva è giusta nei contenuti e nei toni: Berlusconi sta vivendo di rendita da tre anni, tradendo il suo intento di vincere per poter risparmiare dei bei soldi. Per quanto tempo vorremo continuare così, ad essere una società qualunque mentre esibiamo il laconico titolo di ‘club più titolato al mondo’? È troppo facile criticare quando si è lontani dalla quotidianità del Milan, quando ci si lamenta nelle cene coi senatori del PdL e si spegne la televisione se la squadra va fuori dalla Champions: solo i tifosi occasionali fanno così, quelli che nemmeno sanno quando si gioca la partita, che esultano solo se si vince e se ne prendono i meriti.
Penso sia questa la critica della curva con quel ‘PRESIDENTE BOCCIATO: ASSENTE INGIUSTIFICATO’, non l’assenza alla partita di questa sera (come Galliani ha fatto finta di capire), ma la lontananza del cuore e del portafoglio dalle vicende rossonere. E di presidenti occasionali noi non ne abbiamo bisogno, specialmente se poi criticano immotivatamente chi sta lavorando come un pazzo per mantenere su standard decenti questa squadra vecchia e mal costruita. Se vuole essere ricordato come il presidente più vincente della storia del Milan, che lasci subito e gli verranno riconosciuti i tanti meriti che indubbiamente ha; ma se l’intenzione è di continuare a vantarsi di titoli di un passato che diventa sempre più lontano, senza mostrare l’intenzione di mantenere gli standard delle ‘tre finali di Champions in cinque anni’, beh, allora non si può aspettare altro che questo.





















































