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Cronache del Diavolo: Non è PIÙ il momento

«L’unoauno è il risultato più ipocrita del calcio»

Erano un po’ di anni che avevo questa frase appuntata sulla mia agenda, e stavo evidentemente aspettando la partita giusta sia per utilizzarla che per capirla fino in fondo.

Perché dai, è così: l’unoauno ti suggerisce l’idea che qualcosa sia effettivamente successo, ma in realtà è solo un’illusione, il che lo rende addirittura peggiore di uno squallido zeroazero.

Prima di Milan – Lazio avevo scritto così, tra i miei pronostici: ‘0-0 brutto, sporco, con almeno tre palle gol nitide sprecate e bestemmie irripetibili uscendo dallo stadio’. Devo dire che mi sono sbagliato:non siamo nemmeno stati capaci di crearle quelle tre palle gol nitide, specialmente se ti mancano Abbiati, Bonera, Nesta, Pirlo, Beckham, Pato, Ronaldinho e Huntelaar, che tranne il portiere se ricordate erano tutti titolari in Milan – Manchester (l’andata, non il ritorno).

La mancanza di cotanta gente ha costretto Leonardo a reinventarsi la squadra e a disegnarla con un 4-4-2 che non si vedeva da più di un girone, esattamente da Atalanta – Milan. (Il risultato? Ovviamente unoauno, ma non sto nemmeno a dirvelo.) La mia considerazione su questo modulo è: il Milan è una squadra che nasce e muore sulle giocate dei propri giocatori di classe, da Pirlo a Ronaldinho passando per Seedorf, Beckham e negli anni passati Kakà e Rui Costa. Nel momento in cui hai solo uno di questi, non puoi permetterti di rilegarlo sulla sinistra, specialmente se è uno portato a ricevere spalle alla porta: è ovvio che nulla di buono possa nascerne.

Oltretutto il Milan il 4-4-2 proprio non lo sa giocare, sia perché non è abituato a giocarlo, sia perché non ha i giocatori di fascia per farlo. Infatti, nel secondo tempo, quando Seedorf si è accentrato molto di più per giocare tra le linee, i risultati si sono visti e la Lazio ha sofferto di più le nostre azioni (sì beh, non è che stiam parlando di un forcing, sia chiaro!). Ma a quel punto la stanchezza di tre partite in una settimana era già soverchiante, e l’unoauno andava benissimo ai laziali, presentatisi con un 5-4-1 che avrebbe fatto felice Gianni Brera ed il suo difensivismo totale.

Il nostro vantaggio è arrivato nel primo tempo, sugli immediati sviluppi di una bella azione che ha portato al tiro Seedorf, impegnando Muslera ad una parata in bello stile, e che ha visto Mathieu Flamini inventarsi una percussione che si è schiantata su Kolarov. Sì, anche dallo stadio l’impressione è stata che a provocare il contatto sia stato il francese (come le immagini tv suggeriscono), ma Tagliavento è stato decisissimo a concedere il rigore che Borriello ha trasformato con il brivido del tocco di Muslera.

Dopo un quarto d’ora e tanti sudori freddi a causa peripezie di Dida (San Siro gli è a dir poco ostile), Ledesma prova un lancio in area su cui Antonini non trova altra maniera di intervenire se non rinviando addosso a Mauri e Lichtsteiner, tornante d’altritempi, da due passi mette sotto le gambe di Dida per il maledettissimo unoauno.

Ti aspetti che nel secondo tempo il Milan cambi atteggiamento tattico e magari provi qualche cambio, ma il copione rimane lo stesso dell’orrido primo tempo tranne una unica, notevole eccezione: Antonini mostra a tutti, tifosi e si spera compagni, cosa significa la parola grinta, recupera un pallone al limite dell’area e spara un destro verso la porta: traversa piena. Come al solito l’ondata emotiva (se così si può definire) del rientro in campo si conclude su un palo, come già successo in altre nostre occasioni, di solito con Ronaldinho protagonista, e nemmeno la solita girata volante di Borriello al 21’ riesce ad impensierire Muslera.

Chi invece fa impensierire, e molto, è Dias che al 29’ si trova solissimo al limite dell’area piccola con il pallone sul destro: battuta a volo e palla alta di niente. La (tardiva) girandola dei cambi porta all’esordio in Serie A Gianmarco Zigoni, classe ’91, che al minuto 37 vorrebbe anche mettere in porta il suo primo gol: mal gliene incoglie che Abate, che si era reso protagonista di un anticipo su Muslera, non si accorge del suo arrivo e gira alle stelle un sinistro inguardabile.

Fosse una partita di Coppa Italia (e per la bruttezza che ha espresso, credetemi, lo è stata) si andrebbe ai supplementari, ma il campionato ci viene incontro e ci risparmia questo supplizio: con questi protagonisti non era proponibile andare avanti per altri 30’. La squadra esce tra i fischi di delusione dei tifosi, che settimana scorsa pregustavano la possibilità del primato in classifica e che si ritrovano con 2 punti nelle ultime tre partite.

A questo proposito, settimana scorsa avevo scritto che ‘non è ancora il momento’, rimandando a questa serata il momento del tanto atteso sorpasso all’Inter, ma alla luce degli ultimi risultati bisogna decisamente rimettere a posto un paio di concetti: siamo terzi e non più secondi, a tre punti dai cugini, ovvero ad uno scivolone inatteso di distanza (Inter – Juve?), ma ciò che preoccupa è che le ultime cinque partite di campionato ci vedranno affrontare Sampdoria (a Genova), Palermo (in trasferta), Fiorentina, Genoa (sempre al Marassi) e Juventus. Cinque squadre in piena corsa per il quarto posto o quantomeno per l’Europa. E cinque squadre che, chi più chi meno, appaiono in buonissima forma al contrario della nostra infermieria piena (gobbi permettendo, ma loro con Vinovo sono inarrivabili).

L’unica possibilità che avremmo potuto avere di vincere lo scudetto è di mettere da parte un tesoretto di punti nel mese di Marzo, prima delle ultime cinque fatiche, ma a questo punto ci troviamo sia con la lingua a penzoloni che con la prospettiva di dover continuare a rincorrere Inter e Roma.

Mi secca dirlo, soprattutto perché siamo solo a tre punti di distanza dai Mourinhos, ma in queste condizioni psicofisiche sarebbe bene iniziare a mettere ulteriore distanza con quelli che inseguono piuttosto che pensare ad uno scudetto che, in fin dei conti, è sempre apparso più come un’utopia che come un obiettivo alla nostra portata.

Ps. Dei cori razzisti e buu contro Seedorf, a dire la verità, non me ne sono nemmeno accorto…

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