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Mi dispiace per…

Mi dispiace per Rajon Rondo, che pur tra i suoi intrinsechi alti e bassi ha messo in mostra delle giocate pazzesce, tra rimbalzi sovraumani e palloni toccati da dietro a sua maestà Kobe Bryant. Laddove ha brillato lui, hanno vinto i Boston Celtics…

Mi dispiace per Ray Allen, che pur sparacchiando nella serie (36% dal campo, il 29% da tre) si è inventato una indimenticabile prestazione nel secondo quarto di Gara-2 ed ha difeso in maniera splendida, encomiabile, a tratti commovente su Kobe, come non gli si è mai visto fare in carriera…

Mi dispiace per Paul Pierce, che viene attaccato da Oriani sulla Gazzetta (machevvelodicoaffa’…), che ha guidato i suoi nelle gare in Massachusetts come un vero Capitano, e ne ha messi 27 in Gara 5 come solo la Verità può fare davanti ai suoi fedeli…

Mi dispiace per Kevin Garnett, che dopo aver mangiato letteralmente merda da tutto il mondo dopo le prime due partite è tornato ad essere il Re della difesa, giocando nel contempo a livelli celestiali in attacco…

Mi dispiace per Kendrick Perkins, che è stato zitto per tutta la serie con un controllo dei nervi sorprendente davanti alle provocazioni dei Lakers, che ha fatto il suo quando è stato chiamato in causa ed ha incitato i compagni quando doveva stare seduto. Gli Dei del Basket lo hanno punito in maniera ingiusta facendogli saltare i legamenti del ginocchio, togliendogli una Gara-7 che si era stra-meritato sul campo…

Mi dispiace per Rasheed Wallace, il mio ‘Sheed, che ha giocato una Gara-7 ai limiti della leggenda e della perfezione, dimostrando a tutti che quando ce n’è per lui, non ce n’è per gli altri; catalani dai piedi fatati inclusi…

Mi dispiace per Big Baby Davis, il mio personalissimo MVP della serie da parte Celtics, per continuità di rendimento, abnegazione, dedizione, voglia di superare i limiti di quei due metri scarsi e quei 130 kg abbondanti che Madre Natura gli ha ‘donato’… Vederlo torreggiare a rimbalzo rimane una delle cose più inspiegabili che io abbia visto finora…

Mi dispiace per Tony Allen, che è passato da LeBron James a Kobe Bryant con gli stessi risultati, ovvero mettendogli la museruola nei limiti delle possibilità umane e costringendoli ai tiri più difficili dei loro playoff…

Mi dispiace per Nate Robinson, quel matto di Kryptonate, che ha passato due mesi abbondanti nella cuccia di Mike D’Antoni, che era stato ostracizzato al suo arrivo ai Celtics, ma ha dato l’energia che a tratti stava mancando, lasciando il segno anche in gara-2 e gara-4… Incredibile.

Mi dispiace per Micheal Finley, che ha giocato cinque minuti di questa serie ed ha dovuto lasciare il campo per evidenti limiti di età e di gambe, ma merita sempre rispetto per quello che ha fatto nella NBA e per l’esperienza che porta nello spogliatoio…

Mi dispiace per Shelden Williams, sì, anche per lui, che è stato catapultato in un contesto lontano dalle sue possibilità, con le etichette di ‘scelto alla numero 4 in un draft con Brandon Roy’ e ‘marito di una più forte di lui a giocare a basket’ appiccicato in faccia… (Ma sarà mica solo colpa sua?)

Mi dispiace per Brian Scalabrine, perchè lui è Celtics dentro e fuori, perchè è entrato in campo due volte nella serie (la prima per abbracciare Rivers dopo il diabolico timeout chiamato in gara-2, la seconda per mettere a referto il trilione in gara-7) e perchè fu encomiabile nei playoff dello scorso anno…

Mi dispiace per Marquis Daniels, perchè è difficile restare lì con la testa quando giochi così poco e così male, arrivato come quello ‘che allungava la panchina’ e perso in fondo ad essa… (ok con lui ho fatto fatica a trovare qualcosa!)

Mi dispiace per Tom Thibodeau, che in questi tre anni ha creato la macchina difensiva più bella che io abbia mai visto, in cui anche dei casellanti o dei pazzi sono stati messi in grado di dare il loro contributo per la causa biancoverde. Buona fortuna, di tutto cuore, per la carriera ai Bulls e nel resto della NBA!

Mi dispiace immensamente per il vero artefice di questa squadra meravigliosa, Doc Rivers, che probabilmente lascerà dopo questa annata e si prenderà un po’ di meritato riposo in Florida… Ma i suoi timeout, i suoi mantra, i suoi «I know you all wanna win it on your own, but we’ve got to do it TOGETHER! TRUST EACH OTHER! KEEP PUSHING THAT ROCK! MOVEMENT MOVEMENT MOVEMENT MOVEMENT MOVEMENT MOVEMENT!» e la sua citazione di Red Auerbach nello spogliatoio prima di gara-7, da cui potevi capire tutto senza che dicesse niente… Beh, queste sono cose impagabili che non si possono quantificare in tutti gli anelli di questo mondo.

Mi dispiace per i Boston Celtics, nel loro complesso, nella nazione di tifosi biancoverdi sparsi in tutti gli angoli del mondo e di cui mi sono sentito, per la prima volta, parte in maniera entusiasmante nelle ultime due settimane… La loro mistica, il parquet incrociato del Boston Garden, il «BEAT L.A.!» scandito da ventimila persone in delirio, l’orgoglio infinito e la rabbia di ribellarsi ad un destino che li dava per morti già contro Dwyane Wade, l’aver lasciato LeBron tra i pensieri un mese e mezzo prima di quanto si aspettasse, le triple di Allen in gara-2, le rimesse dopo i timeout per un tiro pulito che arrivava quasi sempre, gli isolamenti in post di KG contro Gasol, i secondi tempi difensivi davanti alla loro panchina al Garden, i rimbalzi d’attacco di Big Baby, la rimessa per Pierce ed i due punti di Rondo in rovesciata in gara-5, le tre triple nell’ultimo minuto e mezzo in gara-7…

L’incrollabile fede di quindici uomini che credevano l’uno nell’altro.

Troppe emozioni, troppi ricordi di una cavalcata indimenticabile, troppo bello per essere tradotto in parole… Gli Dei del Basket hanno deciso che non fosse abbastanza per vincere anche Gara-7 contro i più forti Los Angeles Lakers, ma con le divinità non ho mai avuto un gran rapporto, quindi non sto nemmeno ad elencargli tutte le cose per cui avrebbero dovuto avere un occhio di riguardo… Resta il ricordo di una squadra storica, che ha rinverdito i fasti della franchigia più leggendaria dello sport americano dopo 23 anni di nulla assoluto e lo ha fatto nel modo migliore: giocando da Boston Celtics.

Per quanto che mi riguarda questo anello 2010, che passerà meritatamente alla storia come il repeat (o il centrale del three-peat?) dei Lakers di Kobe, rimarrà per sempre sulle dita di tutti i giocatori di questi Boston Celtics. Che mi hanno regalato nottate splendide verso un sogno che non si è avverato, ma di cui sento, ancora adesso, il profumo quando spengo la luce di camera mia…